Personalità di Spicco

PIETRO NASO ALIAS CONCESSI

Pietro Francesco Michele Naso fu Domenico ( Ramo Concesso ) nacque a Caria nel 1812 , da Domenico Sindaco del Paese e da Domenica   Pugliese .

Abitava in piazza Cavour , l'attuale casa di Domenica Naso Alias  (Micuccia mbee )

Uomo ricco perché possidente  di terreni e armenti ,rispettato e stimato da tutti per il suo carattere mite e sociale.

Con l'unione matrimoniale ebbe quattro figli Caterina , Romana , Antonia e Domenico.

Domenica e Antonia muoiono in tenera età.

Domenico l'unico maschio della famiglia lavora col padre come boscaiolo e Contadino nello stesso tempo  , la sua vita sarà molto burrascosa e a solo venti anni si macchia di un delitto ma di questo ne parleremo in avanti .

Dopo la morte del padre nel 1874 a solo 31 anni prende le redini della famiglia , nonostante tutto manda avanti quello che il papà Pietro aveva costruito. Curaqva i boschi e le masserie diventando un

valido imprenditore nel campo delle legname, appaltava tagli di boschi e lavorazione del legname  per conto di terzi.

Per la sua professionalità ,puntualità e onestà ha avuto da parte dei signorotti Tropeani molta stima e affidabbilità tanto da affidargli la fornitura della legame utilizzata per la costruzione dei solai e dei tetti di tetti i palazzi signorili esistenti a Tropea, ancora oggi  da una verifica effettuata le travi sono marcati DNC - Domenico Naso Caria - .

Era un uomo molto duro nel suo carattere ma buono e disponibile verso i suoi simili , essendo a quei tempi un benestante non veniva guardato di buon occhio da parte dei paesani , specialmente per il famoso fatto di sangue da lui compiuto a discapito del famoso Signorotto Domenico Vizzone da Tropea .

Era il lontano 1863...a quei tempi uno dei diversivi più in uso era la caccia Domenico ne era un patito  , come pure il signorotto Domenico Vizzone  , fra di loro con correva buon sangue , questione di ceto  e di una certa attenzione che il signorotto nutriva per la sorella di lui . 

Il Vizzone era un presuntuoso e un  arrogante , ogni scusa era buona per insultare Domenico, perfino lo accusava di sparare i colombi della sua colombaia, ma non era vero , trovava solo la scusa per attaccare briga . La storia dura per un po' di tempo , un bel giorno mentre Domenico rientrava dal lavoro ,incrocia sul suo cammino il Signorotto che l'ennesima volta lo insulta e lo minaccia , una parola porta l'altra il Vizzone sito sul suo cavallo pugnala a tradimento  Domenico al fianco sinistro , lasciandolo morente sul posto . Dio volle lasciarlo in vita , non era la sua ora, si cura di nascosto e nella sua mente matura la vendetta , che non ritarda ad arrivare. Nel frattempo sfavaldamente , il Vizzone passando da Caria sul suo cavallo , si fermava in piazza Mirenda oggi piazza Galluppi, battendo il frusstino sugli stivali  lanciava  insulti contro il suo rivale - "  Dov 'è  Mucu panza... si nasconde quel vigliacco , ha paura del mio frustino !!!!... " queste provocazioni arrivano all'orecchio di Domenico, che si organizza per compiere la sua vendetta....lui sapeva a priore che se non agiva sarebbe stata la sua fine , la notte prima del delitto carica a testa di chiodi due cartucce calibro  12 con polvere avvelenata , e attende il momento di agire senza dire niente a nessuno. Sapendo le abbini del rivale ,verso sera si avvia in località " Abbati Luca " luogo precedentemente mensionato di altri fatti luttuosi , attende il passaggio del Vizzone ,che non tarda ad arrivare , dopo una animata discussione il Signorotto non trovando guiustificazione agli insulti lanciati a Domenico si sente  sopraffatto e cerca di unfilare la mano dentro la sacca della sella per estraerre il revolver , ma Domenico più svelto e più deciso lo precedo fulminandolo con due colpi di fucile, all'eco degli spari il calvallo imbirrazzito parte a galoppo per arrestarsi in località  " U Mureju "  luogo dove e stato trovato il cadavere all' alba del  mattino seguente , dai familiari , vedendo il cavallo giungere a casa senza i cavaliere.

Non è stato un bel gesto , ma i fatti e i tempi erano quelli che erano.

Qualcuno ha visto ma ha taciuto per paura o per rispetto....

Altri fatti e altri episodi sono successi , voci del paese , che non hanno mai trovato riscontro.

Nel 1930 ,giunto alla fine della sua vita Domenico preso dal rimorso , chiede al parroco Don Antonio Mazzitelli di essere confessato e durante la confessione confessa il delitto da lui commesso e chiede perdono pubblicamente attraverso la bocca del sacerdote l' anomelia domenicale. 

 

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